C'è molta confusione oggi su come apparire nelle risposte dell'Intelligenza Artificiale. Il web (e LinkedIn, attenzione a cosa leggete su LinkedIn!! Ma torniamo a noi) è pieno di sedicenti guru che vendono tecniche segrete e "pacchetti magici" per farti finire su ChatGPT o nelle nuove panoramiche AI di Google.
La verità? Stiamo assistendo a un ritorno alle origini, ma con regole molto più severe. Per capire cosa sta succedendo (e come salvare il tuo business locale o nazionale), dobbiamo analizzare tre concetti fondamentali che stanno ridefinendo la SEO nel 2026.
1. Il cancello d'Ingresso: l'indicizzazione è diventata un Voto di Qualità
Partiamo da una dichiarazione recente (e pesantissima) di John Mueller di Google: "Consiglio vivamente di non fare affidamento sul tentativo di forzare l'indicizzazione."
Due frasi che cambiano tutto.
Fino a qualche anno fa, se una pagina non veniva indicizzata da Google, pensavamo a un problema tecnico. Oggi la situazione è diversa. L'indice di Google è diventato un vero e proprio filtro di qualità. Studi recenti dimostrano che oltre il 60% delle pagine tracciate semplicemente non viene indicizzato. Non sono pagine penalizzate o bloccate. Google le ha trovate, le ha valutate e ha detto: "No, grazie". L'invasione di contenuti di bassa qualità creati dall'AI ha costretto i motori di ricerca a una curatela spietata.
Visita la sezione pagine > Pagina scansionata, ma attualmente non indicizzata nella Google Search Console e scopri quante tue pagine vengono escluse dall'indice...
La mia Riflessione: la Search Console come Trampolino
L'indicizzazione è la prima porta d'accesso alla visibilità dell'AI. Se non sei nell'indice di Google, non esisti per le Panoramiche AI o per la Modalità AI.
Spesso vedo aziende disperate perché le loro pagine finiscono nello stato "Scansionate, attualmente non indicizzate" della Search Console. La reazione istintiva è cliccare ossessivamente sul tasto "Richiedi indicizzazione".
Sbagliato! L'indicizzazione forzata è un sintomo, non una strategia.
La non indicizzazione dei contenuti, ben suggerita dalla Search Console di Google, può e deve diventare un ottimo trampolino di lancio per tornare semplicemente a lavorare con le basi della SEO. Invece di forzare il sistema, chiediti:
- A quali domande o esigenze reali deve rispondere questo mio contenuto?
- Come (e con quali formati) i motori di ricerca tradizionali e gli LLM stanno già rispondendo a queste domande?
- Posso lavorare sul mio testo, sui miei servizi, per renderli oggettivamente migliori di quelli che Google sta già premiando?
Non serve andare in Search Console a eseguire richieste di indicizzazione di pagine scartate. Perché se non le vuole l'ampio e storico indice di Google, immaginiamo come possano mai prenderle in considerazione l'AI Mode o ChatGPT, che attingono solo alla "crema" dei risultati.
Se hai un'attività locale e il tuo sito vetrina realizzato non si posiziona per i servizi che offri sul tuo territorio, il problema non è un "bug di Google". Il problema è che devi dare a Google un motivo reale per farti entrare.
2. Il paradosso del "Furto dei Dati": abbracciare il nuovo Web Agentico
Il secondo grande ostacolo che vedo tra i brand oggi è psicologico. Molte aziende, spaventate dall'idea che i sistemi di Intelligenza Artificiale stiano "rubando" i loro contenuti per addestrarsi, hanno iniziato a bloccare i bot AI (come quelli di OpenAI o Anthropic) dai propri server.
Dan Petrovic ha riassunto perfettamente la soluzione: "Consentite la formazione, consentite il furto, consentite l'uso dei contenuti, entrate nella mente del modello il più aggressivamente possibile."
La mia Riflessione: perché bloccare l'AI è un Suicidio Commerciale
Pensateci bene: il "furto dei dati" da parte degli LLM è un'idiozia concettuale se avete passato anni a fornire contenuti ai motori di ricerca con l'obiettivo di ottenere visite, lead ed acquisti.
Prima fornivamo i nostri testi, le nostre schede prodotto e le nostre guide gratuite solo a Google, per farci trovare da potenziali clienti e vendere i nostri prodotti o servizi. Ora, all'improvviso, desideriamo negare questo accesso proprio allo strumento che milioni di persone stanno iniziando a usare per cercare soluzioni.
Perché bloccare un LLM quando l'obiettivo finale è identico? Farti trovare.
Il punto cruciale è un altro: per far sì che i vostri contenuti vengano scelti (e non solo "aspirati") dai motori di ricerca assistiti da AI, servono basi tecniche SEO oggi ancora più profonde ed esigenti di prima. Senza di esse, i nostri siti nelle risposte AI non appariranno mai in veste di "raccomandazione autorevole". Le fondamenta tradizionali della SEO tecnica(velocità, rendering, accessibilità) sono l'elemento base per essere presi in considerazione. Sono ciò su cui costruiremo tutta la nostra credibilità.
Ma queste fondamenta da sole non bastano più.
Siamo agli inizi di una nuova Internet. Entro il 2027 (probabilmente molto prima), avremo a che fare con un "Web Agentico", dove agenti AI navigheranno i siti al posto degli umani per compiere azioni, confrontare prezzi o prenotare servizi.
- L'importanza dei dati strutturati e delle Entità sarà assoluta: i feed dei prodotti dovranno essere completi in ogni dettaglio.
- Arriveranno acquisti e-commerce direttamente all'interno di Google, Gemini e ChatGPT grazie ai nuovi protocolli UCP e ACP (di cui ho parlato nel mio articolo sull'evoluzione della ricerca in motori di azione).
- Abbiamo già standard in sviluppo che permetteranno alle macchine di "usare" i nostri siti, come ho approfondito nell'analisi su WebMCP: Il Futuro della SEO "Agent-Ready".
Quanto sarà fondamentale la consulenza SEO per le aziende locali o nazionali nei prossimi anni in questo scenario frammentato? Mi viene spontaneo dire: forse mai quanto oggi. Preparare un sito per questo futuro non significa "mettere una toppa", significa garantirsi la sopravvivenza commerciale nel prossimo decennio.
3. Cadi su Google, cadi sull'AI: la Fine dei "Trucchetti"
L'ultimo chiodo nella bara delle scorciatoie SEO arriva dai dati. Un'analisi recente di Lily Ray su 11 grandi siti colpiti dal "Core Update" di Google di inizio 2026 ha rivelato un pattern spietato: la perdita di visibilità organica su Google comporta un crollo quasi identico delle citazioni nelle ricerche basate sull'Intelligenza Artificiale.
Siti che hanno usato tattiche per "hackerare" l'algoritmo (come iniezioni di prompt nascosti, cloaking o articoli listicle di bassa qualità autopromozionali) sono crollati in media del 26,7% su Google. E indovinate? Sono crollati del 27,8% anche nelle citazioni di ChatGPT e del 23,8% in AI Mode.
Cosa ci dice questo? Che la pipeline di recupero dati di LLM come ChatGPT e Gemini dipende profondamente dall'indice di qualità di Google. Non esiste un "motore di ricerca magico dell'AI" slegato dalla realtà: l'AI si fida di chi Google ritiene autorevole. Se perdi la fiducia di Google, perdi tutto.
La mia Riflessione: il ritorno alle origini (White Hat vs Black Hat)
Torniamo alle origini, quando si parlava quotidianamente di tecniche SEO "White Hat" (etiche) e "Black Hat" (manipolatorie). Ad ogni grande aggiornamento dell'algoritmo di Google negli ultimi vent'anni, c'era sempre un SEO "furbacchione" che aveva scoperto la falla nel sistema e che finiva per cadere rovinosamente, trascinando con sé i siti dei propri clienti.
Oggi stiamo letteralmente tornando dove tutto è iniziato.
Chi pensa di aver trovato il trucco rapido per accedere ai cancelli della "risposta preferita" dall'AI cadrà, esattamente come è sempre accaduto. Sta già accadendo. I dati dello studio di Lily Ray che ho appena citato lo dimostrano senza appello: le tattiche create appositamente per aumentare artificialmente la visibilità AI (GEO Spam) si stanno rivelando dannose per le prestazioni SEO organiche a lungo termine.
I guru che vendono tecniche segrete per il successo online fanno sempre tutti la stessa fine, e i loro clienti pagano il conto più salato. L'ironia è brutale, come sottolinea Mueller: abbiamo passato 20 anni a ottimizzare per l'algoritmo di classificazione, e ora dobbiamo ottimizzare semplicemente per meritarci di entrare nell'indice.
Il divario tra chi fa le cose bene (chi è indicizzato e citato dall'AI) e chi cerca scorciatoie (chi è escluso da entrambi i mondi) non è mai stato così ampio.
La trasformazione in atto nella ricerca è reale, ma la soluzione non è inventarsi acronimi ridicoli come "GEO". La soluzione è smettere di forzare la mano e dare a Google (e agli Agenti AI) un motivo reale, profondo e strutturato per farvi entrare.
Alla prossima!






